Marco Valente

Curioso, allegro, riflessivo. Dai numeri ha eredidato la facoltà di sorprendersi continuamente e di non dare mai nulla per scontato. Ai cromosomi, invece, deve una spiccata attitudine al lavoro di coppia avendo avuto un padre e un nonno nella Benemerita. Ama il tango, la fantascienza degli anni ’50-60 e la musica degli anni ’80. Sui ’70 non si pronuncia perché ancora troppo coinvolto, mentre ai ’90 lascia almeno un decennio di decantazione. È affascinato dai periodi storici decadenti (tardo antico-alto medioevo, metà settecento, primo novecento). Gli piace viaggiare, ma dato che raramente gli riesce, lo fa sui libri per interposta persona. Ammira Tirteo, Esiodo, Márquez, Montale, Lodoli, Céline, Fante, gli Smiths, Montalban, Satie, Chatwin, Simenon, Calvino e la Teoria dei Gruppi di Galois (per la verità non ha ancora capito come abbia fatto a elaborarla durante la veglia prima di un duello). Ha infine per Joyce, il timore reverenziale di chi non è mai riuscito a finire l’Ulisse pur animato, ogni volta, dai migliori propositi. Scrive di suo, secondo l’urgenza del momento.

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