Writing

Vita di Leo

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Cazzo di spiaggia, questa. Troppo pulita, troppo perfettina. Si trovasse mai niente da mettere sotto i denti. Che so? un angolo di tramezzino, il fondo croccante di un cono gelato, un’alice sgusciata via da un trancio di pizza. Macché, ’sti stronzi dello stabilimento tirano su ogni cosa coi loro fottutissimi rastrelli di metallo, e se poco poco faccio per avvicinarmi mi lanciano contro le aste degli ombrelloni e mi prenderebbero volentieri anche a calci se fossero un tantino più svelti. Read more →

La bimba che non amava gli apostrofi

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C’era una volta, e c’è tuttora, una bimba cui gli apostrofi stavano piuttosto antipatici. Oh, certo, non lo faceva esattamente per partito preso; restava tuttavia il fatto che quelle virgole saccenti, troppo aristocratiche per restarsene in basso a metter pace fra un periodo e l’altro, a lei sembravano un po’ troppo formali.
“Mi va bene,” – cantava spesso, – “che quando a un articolo non va di faticare, invece di portarsi appresso una recalcitrante vocale prenda un sberleffo e se lo metta per cappello”. Ma per tutto il resto non ammetteva ragioni: “Questi apostrofi qui mi hanno proprio stufata,” diceva. Read more →

Treni

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Tutto ha avuto inizio con un cd. Non uno di quei dischi leccatini, dalle belle serigrafie colorate, con ogni loro cosa in ordine: il libretto con i testi, la copertina in quadricromia, i caratteri tipografici high-tech per artista e titolo. No, davvero. Era uno di quei cd anonimi che si acquistano lungo le spiagge, quando fa troppo caldo anche per pensare, quando cerchi di dimenticare il sudore e il puzzo dell’olio di cocco rovistando nella borsa sformata di un ragazzone del Niger dallo sguardo acquoso e mansueto come le vacche del suo paese. Li chiamano marocchini: ma io di marocchini non ne ho mai visto nemmeno uno. Read more →

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